Prima donna Nobel: la “doppia” di Marie Curie

Marya Salomee Sklodowska, da coniuge Marie Curie, nasce a Varsavia nel 1867. Prima di 5 figlie, inizia a studiare all’ università di Varsavia ed è fin da subito indipendente.

Dal padre, matematico e fisico, eredita la passione per queste discipline. Fin da piccola la sua vita si caratterizza per lo studio. La Polonia però si trova in un momento storico in cui lo studio per le donne è interdetto. A questo si aggiunge la morte della madre e della sorella che segnano profondamente Marie. Insieme allo studio sopracitato, la sua vita si caratterizza per una profonda depressione.

Il periodo positivo

Con il sostegno della sorella più grande, riesce a trasferirsi a Parigi per studiare alla Sorbona dove si laureerà in fisica. Decide di qualificarsi per poter diventare un insegnante e tornare presto nella sua città natia.  Tuttavia, nella sua vita entra Pierre Curie un fisico francese, istruttore alla Scuola di fisica e chimica industriale. Inizialmente amici, si infondono nel mondo della ricerca diventando dei veri e propri “topi da laboratorio”. Tutte le energie sono concentrate verso lo studio dell’uranite, un minerale fonte di uranio. I coniugi infatti, notarono che la radioattività non era dovuta solo all’uranio ma ad altri elementi. Uno di questi era simile al tellurio ma molto più radioattivo. In onore di Marie, gli fu dato il nome di Polonio.

Le caratteristiche chimico-fisiche di questo elemento non riuscirono a far valere da subito questa scoperta.

L’elemento della svolta

Dopo pochi mesi scoprirono un altro elemento ancor più radioattivo: il radio. Proprio nella tesi di dottorato di Marie fu pubblicato per la prima volta il peso di questo nuovo elemento ovvero pari a 225.

Per questo vincerà, nel 1903, il suo primo premio Nobel per la Fisica. Durante la proclamazione dichiara:

Si può ritenere che, in mani criminali, il radio possa diventare molto pericoloso; ci si può chiedere se l’umanità saprà trarre vantaggi dalla conoscenza dei segreti della Natura, se è matura per approfittarne o se questa conoscenza potrà invece essere nociva. L’esempio della scoperta di Nobel è significativo: i potenti esplosivi hanno permesso all’uomo di fare opere ammirevoli, ma sono stati anche usati come mezzo terribile di distruzione dai grandi criminali che trascinano i popoli verso la guerra. Sono uno di quelli che pensano, come Nobel, che l’umanità saprà trarre più benefici che danni dalle nuove scoperte.

All’insaputa delle controindicazioni

Per ottenere questi risultati, il lavoro fu infinito. Dal minerale infatti, erano millesimali le quantità di uranio estraibili. In ogni caso il metodo appurato da lei stessa era la cristallizzazione frazionata. Questa prevedeva l’utilizzo di diversi composti tra cui il solfuro di idrogeno, un gas tossico.  Lo studio incessante di questi elementi e delle sue proprietà era talmente vissuto in pieno dai due ricercatori al punto da iniziare a valutarne gli effetti medici. Notarono che il radio distrugge le cellule epidermiche tumorali ma non solo! Le ripercussioni sulla salute erano forti soprattutto per Pierre che le accusa fortemente. Iniziano così le pressioni per l’estrazione industriale del radio, procedure per la quale Marie non darà il brevetto.

Tuttavia nel 1906 Pierre passa a miglior vita e Marie continua a cavarsela da sola con due figlie a carico. Solo nel 1911 riceverà il premio Nobel per la chimica in onore della scoperta del radio e del Polonio.

2 pensieri riguardo “Prima donna Nobel: la “doppia” di Marie Curie

  • 16 Febbraio 2019 in 11:08
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    E l’altro Nobel?

    • 18 Febbraio 2019 in 22:06
      Permalink

      Uno nel 1903 ed uno nel 1911 (citato alla fine dell’articolo).

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