La mascherina chirurgica ucciderà tutti?

Mascherina chirurgica sì, mascherina chirurgica no?  È stato un po’ il tormentone di questo 2020.  All’inizio era inutile, poi è diventata fondamentale.  Alcuni pensano che ci ucciderà per intossicazione da CO2 mentre altri pensano sia un’arma magica contro il COVID.  La verità?

Prima di continuare vi presento la mascherina chirurgica:

La mascherina chirurgica è un DPI che non è altro che un modo più figo per dire “dispositivo di protezione individuale”.

È costituita dalla sovrapposizione di tre strati:

  • Strato interno più a contatto con la pelle. È composto da tessuto non tessuto in Polipropilene di tipo Spunbond e il suo super potere è quello assorbente.
  • Strato intermedio di tessuto non tessuto in Polipropilene di tipo Meltblown. La disposizione irregolare delle fibre permette di filtrare e bloccare le particelle.
  • Strato esterno di tessuto non tessuto di tipo Spunbond solitamente con trattamento idrofobo.

Perché dovrebbe proteggerci dal contagio?

Facciamo un passo indietro: come si diffonde il COVID-19?  La via di trasmissione principale sembrerebbero essere le goccioline di respiro, o meglio note come droplets, che emettiamo quando respiriamo, parliamo, starnutiamo o tossiamo.  Queste goccioline, quindi, sono delle specie di taxi per il virus.  Per fermarle abbiamo due possibilità: smettere di respirare o usare la mascherina.  La prima mi sembra una buona idea ma poco praticabile quindi non ci resta che la seconda.

Da buoni scienziati, però, ci dobbiamo basare su delle prove per sostenere che la mascherina chirurgica aiuti effettivamente a  ridurre lo spargimento di droplets.  Vi riporto, così, uno studio che è stato esposto su Science Advance.  È stata presa una scatola e su due lati verticali opposti sono state fatte delle fessure attraverso cui dovrà passare un raggio laser (da una fessura entra e dall’altra esce).  Sui restanti due lati vengono praticati dei buchi: uno per una fotocamera e uno per l’operatore.

Il protocollo adoperato prevede che l’operatore si affacci al buco mentre la fotocamera registra dieci secondi di riferimento, dieci secondi in cui l’operatore ripete per cinque volte “Stay healthy people” e venti secondi addizionali di osservazione.  Nella registrazione è così possibile osservare le droplets che si propagano da naso e bocca dell’operatore grazie alla dispersione che causano sulla luce del raggio laser.

Pensate che questi poveretti hanno ripetuto l’esperimento senza mascherina, con mascherine certificate e fai da te, con una mascherina N95 e con un collo di pile.  Per ciascuna di queste il protocollo è stato eseguito dieci volte.

Quello che si è osservato è che con il collo di pile passava il 110% delle droplets rispetto al controllo senza mascherina.  Com’è possibile? Nel passare attraverso il tessuto le goccioline di respiro più grosse si rompono in goccioline più piccole che, così, sembrano essere di più. Considerando che le particelle più piccole si depositano più lentamente di quelle più grosse, usare per coprirsi naso e bocca un materiale sbagliato potrebbe portare ad un risultato che è l’opposto di quello desiderato.

Si è invece osservato che indossando una mascherina, persino fai da te, c’è una riduzione di trasmissione delle droplets e un ritardo tra quando l’operatore parla e quando si rivela la rifrazione della luce.

Ancora scettici?

Tranquilli, anche gli scienziati dell’Università di Hong Kong non sono rimasti con le mani in mano. Il team di ricerca, capitanato dal professor Yuen, direttore del dipartimento di microbiologia, per verificare l’efficacia delle mascherine chirurgiche, ha usato 52 criceti dorati (o criceti Siriani).  Il team si è dato al bricolage costruendo una serie di sistemi chiusi, ciascuno composto da due gabbie separate da uno strato di polyvinyl chloride permeabile all’aria.  Su questo separatore ha posto una ventola in grado di spingere l’aria dalla gabbia con i criceti infetti a quella con criceti sani. Dopo di che ha allestito tre scenari rappresentativi della vita reale:

  • Primo scenario: nessuna divisione tra la gabbia degli infetti e la gabbia dei sani.
  • Secondo scenario: è stata posta una barriera fatta con mascherine chirurgiche sulla gabbia degli infetti.
  • Terzo scenario: la separazione con le mascherine chirurgiche si trova davanti alla gabbia per i criceti non infetti.

Dopo sette giorni il 66,7% dei criceti sani nelle gabbie senza separazione è risultato infetto. Nel secondo scenario solo il 16,7%  ( 2 su 12) dei criceti è risultato positivo e il numero è salito a 4 su 12 nel terzo scenario, quando la divisione si trovava davanti alla gabbia con criceti sani.

È emerso un altro dato interessante: i criceti che hanno contratto il virus anche in presenza della mascherina risultano essere meno gravi di quelli che l’hanno contratto per infezione diretta.

Questo fatto non è sfuggito nemmeno all’infettivologa dell’Università della California a San Francisco, Monica Gandhi. La scienziata suggerisce che l’utilizzo della mascherina possa ridurre la quantità di virus che raggiunge chi la indossa causando un’infezione meno grave o, addirittura, asintomatica.

La mascherina chirurgica non fa miracoli

È filtrante ma non magica.  Ricordiamoci che la mascherina chirurgica aiuta a ridurre la dispersione di droplets ma sottolineo aiuta.  Quindi, se indosso la mascherina ma sono positivo posso comunque andarmene allegramente in giro? La risposta è no.

E fare assembramento indossando la mascherina?  Ripeto che la mascherina riduce la dispersione quindi sarebbe sempre bene mantenere il distanziamento.

Soprattutto: perché la mascherina possa attuare il suo potere magico filtrante, deve essere indossata correttamente.  Se la teniamo sotto il naso, sotto il mento o sotto l’ascella non serve a nulla.  Deve coprire bene naso e bocca altrimenti è inutile.

 

Sitografia:

Per aggiornamenti e ulteriori approfondimenti riguardo al COVID-19 clicca qui