Punto zero: il Big Bang

Cosa c’era in principio?

È una domanda a cui si cerca di trovare una risposta da millenni ormai, e sebbene ci si possa teorizzare su, nulla ci consente di avere una visione chiara su cosa è accaduto nell’istante iniziale dell’universo. La visione comune sul Tempo ci porta a stabilire come punto zero l’istante in cui è avvenuto il così detto “Big
Bang
“; la grande esplosione che, secondo una teoria ormai accettata della comunità scientifica, ha dato inizio al tempo e allo spazio come oggi ci appaiono.

Misura del Tempo

Approccio dell’uomo con il tempo

Fin dall’antichità l’uomo ha cercato di trovare una misura del tempo. Inizialmente costruendo e inventando meridiane, che sfruttavano il movimento naturale dell’ombra generata dal Sole su un’asta di legno, le quali però non consentivano la misura dello stesso durante la notte; si è passati poi alla clessidra ad acqua e successivamente di sabbia, con altrettanti problemi di natura strumentale, connessi con il numero finito di granelli di sabbia. Successivamente, e solo da poco, grazie alla creazione degli orologi meccanici, si è riusciti a trovare un modo efficace di misurare il Tempo.
La domanda allora sorge spontanea: chi stabilisce quanto debba essere “lungo” un secondo? Perché il secondo è quello scoccare di una lancetta e non altro? La spiegazione è sorprendentemente semplice e non ha nulla a che vedere con la magia. Si è riusciti a calcolare con precisione la durata della rotazione della Terra attorno al proprio asse andando a dividere in ore, minuti e infine secondi il tempo impiegato. Così si è giunti a stabilire quale fosse la durata di un secondo.

Relatività del tempo

All’alba del XX secolo si è assistito al progressivo sgretolarsi di molte certezze, prima su tutte il valore assoluto del Tempo. Scienza e filosofia hanno minato dalle fondamenta ogni ipotesi fino ad all’ora esistente.
Siamo passati dal tempo assoluto delle trasformazioni fisiche di Galilei, il quale assumeva il tempo uguale per ogni osservatore; fino a stabilire, grazie alla magistrale intuizione di Einstein, che il tempo è effettivamente “relativo” e dipende da chi osserva un fenomeno.
Questa idea stabilisce che esiste un principio di causalità tra due punti dello spazio-tempo, rendendo misurabile un oggetto fino ad allora concepito come astratto ed immutabile.
La lenta trasformazione della percezione sul Tempo ha fatto nascere il pensiero contrapposto secondo il quale, il nostro modo usuale di concepirlo come una successione di istanti della stessa durata, basato sul movimento delle lancette dell’orologio o dello scorrere della sabbia in una clessidra, è il frutto di un’operazione dell’intelletto che concepisce il tempo come un corpo fisico e lo divide in segmenti uguali. A questo “tempo della fisica“, Bergson contrappone la sua idea di “tempo interiore“, continuo e indivisibile, che è quello della nostra coscienza. Questa durata interiore è l’autentica temporalità, mentre il tempo della scienza è una costruzione intellettuale.

Per un approfondimento maggiore, consiglio la visione di un grande maestro della divulgazione scientifica: Carlo Rovelli. Buona visione!