Agricoltura idroponica

L’agricoltura idroponica è un particolare tipo di coltivazione che non necessita l’utilizzo di terreno. Il sistema radicale delle piante, infatti, è immerso solo nell’acqua che viene appositamente arricchita con sostanze nutritive.

La parola “idroponica” deriva dal greco antico: “hidro” = acqua, “ponos” = lavoro. È proprio il lavoro dell’acqua che consente alle coltivazioni di crescere rigogliose.

Fondamentale, nelle colture idroponiche, è il controllo di diversi parametri: temperatura, livelli di anidride carbonica, ore di luce e la sua intensità, ventilazione, pH e nutrimenti.

Esistono due tipi di coltivazione idroponica, ovvero quella che necessita il substrato e quella che non lo prevede.

Il substrato generalmente è composto da:

– minerali, come la zeolite (di origine vulcanica) e la vermiculite (minerale che prende il nome dalla forma che assume una volta riscaldato)

– argilla espansa

– materiali drenanti, come la lana di roccia

Oltre a questi componenti, naturalmente, è presente l’acqua arricchita di sali minerali.

Quali sono i vantaggi?

I vantaggi dell’agricoltura idroponica sono molti,  partire dal fatto che consente di coltivare molte piante di tipo ortofrutticolo anche in quelle zone dove il terreno e le condizioni ambientali non sono favorevoli. In questo modo si possono ridurre i deserti alimentari, ossia le aree in cui scarseggiano o addirittura mancano frutta e verdura freschi e biologici.

Inoltre, questo tipo di agricoltura, potendosi sviluppare anche in verticale, consente di risparmiare molto spazio. Un esempio eclatante è rappresentato dalla fattoria verticale idroponica Vertical Harvest di Jackson Hole, negli Stati Uniti, che produce l’equivalente di 5 ettari di terreno in soli 400 mq.

Fattoria verticale idroponica Vertical Harvest, Jackson Hole (USA)
Fattoria verticale idroponica Vertical Harvest, Jackson Hole (USA); fonte: Vertical Harvest 

Un altro grande vantaggio delle coltivazioni idroponiche è la possibilità di eliminare totalmente l’utilizzo di prodotti fitosanitari, cioè insetticidi, erbicidi, fungicidi e via dicendo.

Un ulteriore punto a favore dell’idroponica è la riduzione dell’acqua impiegata per coltivare le piante, possibile grazie al fatto che quella utilizzata viene rimessa in circolo per un nuovo ciclo di irrigazione.

Infine, in un mondo in cui la popolazione è in rapida crescita, la richiesta di cibo è in aumento e, secondo l’Organizzazione Mondiale per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), entro il 2050 il numero degli abitanti sarà tale da richiedere un aumento del 50% della produzione alimentare.

Ha degli svantaggi?

I contro sono presenti in ogni cosa, si sa. Nel caso delle coltivazioni idroponiche lo svantaggio maggiore è rappresentato dal costo. Occorrono molti soldi, infatti, per coprire le spese dell’intero impianto e dell’elettricità necessaria al corretto mantenimento delle piante.

Senza contare il fatto che anche la manutenzione ha un prezzo più alto di quello richiesto da una tradizionale coltivazione a terra.

Non solo, per lavorare in queste coltivazioni servono conoscenze avanzate circa le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza delle piante, altrimenti il raccolto è povero, scadente o nullo.

È una tecnica di coltivazione recente?

Assolutamente no. Sebbene possa sembrare innovativa perché non molto diffusa ancora, l’agricoltura idroponica fonda le proprie radici molto lontano nel tempo. Si pensa, infatti, che già i Babilonesi utilizzassero i principi delle coltivazioni nell’acqua per abbellire gli stupefacenti giardini pensili che hanno sempre contraddistinto quest’antica civiltà. Anche Marco Polo, nelle sue spedizioni, raccontava di “giardini galleggianti” curati dalla popolazione cinese. Secoli più tardi, anche gli Aztechi impiegarono queste tecniche. Tuttavia, solo nel ‘600 l’approccio all’agricoltura idroponica diventò scientifico e sperimentale. Un tentativo di coltivazioni senza suolo venne fatto anche dai soldati americani durante la seconda guerra mondiale. Fino agli anni ‘70, però, questo approccio all’agricoltura rimase poco popolare per via dei grandi costi che un impianto in cemento richiedeva. Poi, con la diffusione dei materiali plastici in moltissimi settori, fu possibile sviluppare queste tecniche e costruire strutture efficienti e meno costose. Da allora, le coltivazioni idroponiche hanno attirato l’attenzione di un numero sempre maggiore di esperti.

Fonti: