Plastica: un nemico dell’ambiente

L’inquinamento dei mari causato dalla plastica è un grave problema ambientale attuale. Migliaia di specie marine sono minacciate ogni giorno da tonnellate di rifiuti in grado di degradarsi solo dopo centinaia e centinaia di anni. L’invenzione delle materie plastiche ha portato grande innovazione in tutti i settori produttivi, dagli imballaggi industriali alla carrozzeria dei veicoli, fino ad arrivare ai contenitori per alimenti, per citare alcuni esempi.

Tartaruga - The Science Lab

Che cos’è la plastica?

PET  è solo un esempio delle moltissime sigle che esistono per identificare ciò che è fatto di plastica. Le troviamo su moltissimi oggetti di uso quotidiano, come i giocattoli per bambini o le bottiglie d’acqua. Ma cosa significa? Polietilentereftalato (PET): uno scioglilingua che in realtà indica semplicemente un “insieme di unità”, infatti la plastica è un insieme di monomeri sintetici, ovvero un polimero. In natura, i polimeri sono all’ordine del giorno per la loro straordinaria stabilità, sfruttata per immagazzinare o costruire strutture più grandi e complesse. Le proteine che troviamo nei muscoli sono un insieme di amminoacidi che rappresentano i monomeri, ovvero le unità che costituiscono le fondamenta, della proteina.

I monomeri possono essere uguali e ripetersi nella catena. In questo caso si parlerà di omo-polimero, come la cellulosa delle piante (costituita da unità di glucosio che si ripetono e si ramificano); oppure possono essere diversi tra loro, come nel caso degli amminoacidi, e allora si parlerà di etero-polimero. La plastica però non si trova in natura, ma bisogna sintetizzarla in laboratorio: per questo motivo è definita “polimero sintetico”.

Come si fabbrica la plastica?

Il polistirolo, che potrebbe non sembrare un materiale plastico, è un semplice esempio di poliestere. I poliesteri (polimeri sintetici) vengono prodotti tramite una reazione denominata “policondensazione” durante la quale, una ad una, vengono legate tra di loro le molecole, come le perle di una collana.

Il processo avviene ad una temperatura di 200°C e il prodotto finale può essere liquido o solido a seconda del punto di fusione delle molecole.

Il riciclaggio della plastica

Essendo un materiale non-biodegradabile, la plastica dev’essere raccolta e riciclata. Esistono moltissime aziende che fanno del riciclaggio: una vera e propria fortuna! Queste sono specializzate nello smaltimento di rifiuti prodotti da altre aziende che operano nel settore della plastica. Come avviene il riciclaggio? In parole povere, il processo di riciclaggio avviene nella direzione opposta alla fabbricazione. La plastica viene trattata meccanicamente, ovvero distrutta in particelle minuscole, usate poi per produrre nuovi oggetti. Oppure può essere trattata chimicamente e divisa nelle unità molecolari che la formano. Esse saranno riutilizzate per produrre un nuovo polimero sintetico.

Rifiuti - The Science Lab

Lo smaltimento

Ora che sappiamo che cos’è la plastica, come viene fabbricata e come può essere riciclata, dobbiamo rispondere alla domanda più importante per il nostro pianeta, ovvero: come possiamo smaltirla o come possiamo ripulire i paesaggi contaminati?
La risposta a questa domanda sarebbe semplice: dobbiamo evitare di inquinare l’ambiente, dobbiamo evitare di lasciare i rifiuti sulle spiagge e di buttare sacchetti di plastica e bottiglie in mare.

Dobbiamo essere rieducati nel rispetto della fauna e della flora e dobbiamo educare i più piccoli al rispetto dell’ambiente, così che “curino” la Terra e non commettano i nostri errori. Per risolvere il problema ambientale oltre a raccogliere la plastica da acque, foreste e suoli, la scienza ci viene in soccorso. Esistono infatti dei batteri in grado di “mangiare” i rifiuti. Si tratta di un ceppo di batteri appartenenti al genere dei Flavobacterium in grado di digerire sottoprodotti della produzione del nylon e salvare il nostro pianeta. Da noi stessi.

Terra inquinamento - The Science Lab

Un pensiero riguardo “Plastica: un nemico dell’ambiente

  • 10 Ottobre 2018 in 15:46
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    Faccio notare che il polistirolo (meglio polistirene) è frutto di una poliaddizione e non di una policondensazione e pertanto non è un poliestere, ma un polietilene sostituito. La descrizione è corretta se riferita al PET.
    Per il resto l’articolo risulta un po’ incompleto e in qualche caso restrittivo. Il batterio che digerisce i sottoprodotti del Nylon (o il Nylon stesso, o i prodotti di una prima degradazione?) difficilmente salverà la Terra perché il Nylon è uno dei polimeri prodotti in quantità minori ed anche neutralizzarlo del tutto sposterebbe di poco i termini del problema.
    Dal punti di vista dello stile lo stile editoriale lascia un po’ a desiderare. Perché cominciare con un titolo chiaramente accusatorio e in definitiva non supportato se non alla lontana da quello che segue nel testo?
    Lo sappiamo tutti che i titoli forti attirano di più l’attenzione e i “click” perché alla gente piace sentire di catastrofi e contemporaneamente constatare di essere ancora (comodamente) vivi.
    Qui uno sforzo per trovare titoli che siano accattivanti, ma contemporaneamente non distorcano quello che si vuole dire sarebbe benemerito , non solo per la correttezza generale dell’informazione, ma anche per l’educazione del pubblico al quale si dovrebbe insegnare a non essere troppo viscerale.

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