Le donne della scienza | Giornata Internazionale della Donna

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, celebriamo alcune delle scienziate italiane e straniere che hanno fatto e che stanno facendo la storia della scienza e della ricerca. Donne che contribuiscono al progresso scientifico grazie ai loro studi, alla loro dedizione e al loro lavoro.

Si laurea in fisica sub-nucleare presso l’Università degli Studi di Milano e qui, nel 1989, consegue anche un dottorato di ricerca. Nel 1987 comincia a lavorare per il CERN partecipando a numerosi esperimenti. Dal 2009 al 2013 diventa Project Leader di ATLAS. L’1 gennaio 2016 diventa il primo direttore generale donna del CERN.

Nel luglio del 2012 la Gianotti, come portavoce del progetto ATLAS, rivela la scoperta del bosone di Higgs teorizzato da Higgs nel 1964.

Come si è arrivati a questa scoperta sembra quasi fantascienza: al CERN è stato realizzato un acceleratore di particelle chiamato LHC che riproduce le condizioni dell’Universo subito dopo il Big Bang. All’interno di LHC si trova ATLAS, rivelatore di particelle che ha permesso di studiare le collisioni protone-protone e rilevare, quindi, la presenza del bosone.  

Nel corso della sua carriera Fabiola Gianotti ha ricevuto moltissimi riconoscimenti tra cui il Fundamental Physics Prize nel 2012, il Premio Nonino e il Premio Enrico Fermi nel 2013 e la Medaglia Tate dall’American Institute of Physics nel 2018. Nel 2012 è stata inserita al quinto posto nella classifica del Times come “persona dell’anno” e nel 2014 le è stato attribuito il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Merito della Repubblica Italiana. Nel 2020 è stata nominata dal Papa membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze.

Si laurea in medicina presso l’Istituto di Anatomia Umana dell’Università di Torino. Nel 1938 le leggi razziali le impediscono di continuare i suoi studi in università, questo la porterà a spostarsi in Belgio, Stati Uniti e Brasile dove scoprirà il fattore di crescita delle cellule nervose. Dopo 31 anni torna in Italia dove dirige l’Istituto di Biologia Cellulare del CNR. Nel 2001 è nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica e nel 2002 fonda l’EBRI ( Istituto di ricerca scientifica sulle funzionalità del cervello).

Fin dai primi anni di università, Rita Levi Montalcini dimostrò un grande interesse verso lo studio del sistema nervoso. Questo  portò lei e il suo collaboratore, Stanley Cohen, alla scoperta del Nerve Growth Factor e al Nobel nel 1986. Il NGF è una proteina che svolge un ruolo fondamentale nella creazione, sviluppo e sopravvivenza del sistema nervoso dei vertebrati.

Tra un neurone e un microscopio la Montalcini era anche molto attiva a livello sociale e politico. Nel 1995 istituì la Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus con lo scopo di promuovere l’istruzione delle giovani donne dei paesi dell’Africa.

Nel 1942, contro il volere del padre, si laurea presso l’Università di chimica e fisica di Cambridge. Nel 1945 ottiene un dottorato in chimica con tesi riguardo composizione, densità e porosità del carbone. Si trasferisce in Francia dove impara la tecnica della cristallografia a raggi X. Nel gennaio del 1951 comincia a lavorare presso il King’s College dove sfrutta le sue abilità nella cristallografia per studiare il DNA. Nel marzo 1953 si trasferisce al Birkbeck College dove applica le sue conoscenze riguardo la cristallografia allo studio di alcuni virus come TAM (il virus del tabacco) e il virus della poliomielite.

Presso il King’s College, la Franklin, si dedicò allo studio del DNA tramite la tecnica di cristallografia a raggi X. Le fotografie che ottenne furono prove fondamentali per la determinazione della struttura elicoidale del DNA. Vi starete chiedendo, allora, perché la scoperta di tale struttura viene associata all’accoppiata Watson-Crick. Beh quello che successe è che l’invidioso collaboratore della Franklin, Wilkins, condivise con i due scienziati i risultati della collega.

L’ammissione di furto dei dati avvenne anni dopo da parte di Watson, nel suo libro “La doppia elica”.

Nel 1929 consegue la sua prima laurea in biologia e nel 1932 si laurea in zoologia. Comincia a lavorare part-time come scrittrice scientifica presso il Dipartimento governativo per la gestione e salvaguardia della fauna ittica per mantenere la sua famiglia. Nel 1941 viene pubblicato il primo volume della sua trilogia sul mare: “Under the Sea Wind” in cui descrive i fondali oceanici. Seguiranno la pubblicazione di “The Sea Around Us” e “The Edge of The Sea”. Nel 1952 lascia il lavoro al Dipartimento per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Nel 1962 pubblica “Silent Spring” libro di scienze ambientali in cui denuncia l’utilizzo di DDT e altre sostanze chimiche.

La Carson è considerata la madre del movimento ambientalista americano. In particolare, la biologa, condusse alcuni studi sull’utilizzo di DDT e sostanze chimiche e di come questi hanno effetto sulla salute dell’uomo. Espose, poi, i risultati della sua ricerca nel libro “Silent Spring”. A seguito della pubblicazione il Presidente John F. Kennedy istituì un comitato consultivo presidenziale che effettivamente  confermava le analisi effettuate dalla biologa e raccomandava di abbandonare gradualmente i pesticidi.

Da uno dei libri appartenenti alla trilogia sul mare,  “The Sea Around Us” in cui illustra la vita negli oceani, è stato tratto anche un documentario che ha vinto un Oscar.

Direttrice del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali (UniStem) dell’università di Milano e docente di Farmacologia presso lo stesso ateneo. Nel 2002 viene nominata, dal Ministero dell’Università e della Ricerca, Rappresentante Nazionale presso l’Unione Europea per la ricerca Genomica e Biotecnologica. Dal 2007 fa parte del Comitato Nazionale di Bioetica in qualità di presidente e vicepresidente e non solo, dal 2009 coordina il progetto europeo “NeuroStemcell”, un punto di riferimento per gli altri sedici laboratori che studiano le cellule staminali in sette Paesi. Infine, nell’agosto del 2013, l’allora presidente Giorgio Napolitano l’ha nominata Senatrice a vita.

Dopo il dottorato, a 26 anni, la Cattaneo è partita per Boston, dove ha lavorato per tre anni al Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel laboratorio di Ronald McKay, un pioniere delle cellule staminali. Qui, la scienziata inizia a studiare questa tipologia di cellule che hanno subito catturato la sua attenzione. In seguito, in Svezia, si è specializzata nel trapianto intracerebrale di cellule staminali.

La Cattaneo ha poi concentrato i suoi studi sulla Corea di Huntington e, alla domanda “Perché è così appassionata del suo lavoro?” la ricercatrice ha risposto: “Perché permette di studiare le cose che nessuno conosce. È come immaginarsi in un deserto, il deserto della non conoscenza: tu devi trovare la strada, per te e per gli altri. Nessuno ti dirà da che parte andare, sei tu, con la tua preparazione e la tua squadra, a identificare la via. E poi dovrai anche costruirla perché, da quella parte, magari, non c’era mai stato nessuno prima.”