La chimica degli insetti

Vi siete mai chiesti come gli insetti riescano a sopravvivere ai cambiamenti climatici e ai loro predatori? Gli insetti sono tra le creature viventi più strane e affascinanti, rappresentano la classe più grande trai i raggruppamenti di animali sul pianeta e vi sono circa un milione di specie diverse.
Ogni specie presenta delle caratteristiche biologiche e chimiche uniche che le differenziano dalle altre, come ad esempio la struttura dell’esoscheletro oppure il funzionamento del sistema muscolare o dell’apparato digerente.

L’esoscheletro

Per difendersi dal calore emanato dal Sole la maggior parte degli insetti presenta una struttura nota come esoscheletro, una sorta di “corazza” che li protegge. L’esoscheletro è organizzato in strati come la pelle umana, troviamo alla base una membrana basale, sopra di essa un epitelio semplice e infine uno strato inerte, rigido e pluristratificato denominato cuticola. La cuticola racchiude i segreti della resistenza e della robustezza di moltissimi insetti come i coleotteri, infatti è costituita da macromolecole organiche come la chitina.

La chitina è un particolare polisaccaride costituito da unità di N-acetilglucosamina che conferiscono rigidità, impermeabilità e elasticità alla “corazza”. Questa molecola costituisce la parete cellulare dei funghi e l’esoscheletro di molti invertebrati.

La peluria

La corazza è sicuramente importante ma non tutti gli insetti ne sono dotati, come ad esempio alcuni aracnidi come le tarantole. Le tarantole sono i ragni più grandi che possiamo trovare, per difendersi dai predatori come i serpenti utilizzano la loro peluria superficiale. Questi simpatici ragnetti sono dotati di finissimi peli urticanti che ricoprono l’intera superficie corporea dell’insetto circa 10.000 per millimetro quadrato. In caso di pericolo le tarantole sfregano le zampe per liberare nell’aria i peli urticanti che agiscono da deterrenti contro lucertole e uccelli. I peli urticanti non si trovano solo sulle tarantole ma anche i bruchi ne sono provvisti.

Il morso

Durante la caccia o nella lotta per la sopravvivenza e l’accoppiamento molti entomi sfoderano potenti morsi con le loro zanne. Ragni e diplopodi in particolare possono presentare “tenaglie” molto lunghe e robuste. Il morso il più delle volte è accompagnato da una bella dose di veleno. Il veleno è costituito da un cocktail di tossine che distruggono il corpo della preda o la paralizzano. Le tossine sono molecole di origine proteica o glicoproteica in grado di inibire il funzionamento del sistema nervoso o di sciogliere i tessuti come nel caso degli enzimi proteolitici.

Tra i morsi più dolorosi c’è quello della Paraponera clavata conosciuta come formica proiettile oppure hormiga venticuatro poiché il dolore dovuto al suo potente morso dura circa 24 ore.

 

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