Marte in una serra: il progetto HortExtreme

Come si fa a coltivare su Marte? Nell’articolo precedente Astropiante: l’agricoltura nello spazio avevamo parlato di vari esperimenti fatti nello spazio e sulla Terra. Oggi andremo ad approfondire proprio uno di essi, ovvero la serra nel deserto dell’Oman.

La missione internazionale Amadee-18

Il progetto HortExtreme fa parte della missione internazionale Amadee-18 svoltasi nel deserto di Dohfar in Oman nel febbraio del 2018. Questa missione, coordinata dall’Australian Space Forum, era volta a studiare gli equipaggiamenti necessari agli astronauti in una futura spedizione sul pianeta rosso. Il deserto di Dohfar è stato scelto per le sue caratteristiche geomorfologiche che lo rendono particolarmente simile a Marte.

Durante questa missione sono stati condotti diversi esperimenti riguardanti svariate tematiche quali: la robotica, l’ingegneria, la realtà virtuale, le scienze umane e anche l’astrobiologia. A quest ultimo tema appartiene il progetto HortExtreme, realizzato dalla collaborazione di ENEA, Agenzia Spaziale Italiana e Università degli Studi di Milano.

La serra marziana

Gli scienziati hanno studiato una serra ipertecnologica utile alla coltivazione di micro-verdure che possano fornire nutrimento e supporto psicologico agli astronauti. Essa si trova in una struttura gonfiabile che serve a proteggere gli astro-contadini e le coltivazioni dalle condizioni estreme di Marte (e del deserto!). Le dimensioni della serra sono molto ridotte, occupa infatti solo 1 mq di suolo e si sviluppa in altezza, è dotata di 4 piani per un totale di 4 mq coltivabili. Nonostante ciò consente la crescita di numerose piantine in quanto ve ne sono circa 10000 per ogni metro quadrato. Tutti i parametri ambientali come la temperatura, l’umidità e la quantità di luce sono controllati artificialmente e numerosi sensori monitorano la crescita delle piante. Gli scienziati hanno utilizzato un metodo di coltivazione “fuori suolo” chiamato idroponica, ossia le piante crescono su un substrato inerte e le sostanze nutritive si trovano disciolte in acqua.

Il progetto aveva molteplici scopi: studiare le piante che si riescono ad adattare meglio a queste condizioni colturali, prevederne la produttività, studiare i consumi di energia e di acqua, sperimentare la fattibilità del progetto. 

Le piante utilizzate

Nella serra sono cresciute piante di amaranto, cavolo cappuccio, senape e ravanello. Si tratta di vegetali selezionati in modo da essere raccolti dopo 15 giorni, quando ancora non presentano foglie vere ma solo i cotiledoni. La scelta di questi ortaggi non è stata casuale, infatti essi sono ricchi di vitamine e di antocianine. Queste ultime sono sostanze antiossidanti che agiscono contro i radicali liberi, forme reattive dell’ossigeno molto dannose per la salute umana. Durante il progetto gli scienziati hanno condotto esperimenti sulla crescita delle piante misurandone l’area fogliare e l’altezza. Inoltre sono stati studiati il valore nutritivo, il contenuto di clorofilla e di antocianine. Tutti gli esperimenti effettuati non necessitano la distruzione del campione in modo da renderlo edibile una volta terminati i test.

Il futuro

Gli scienziati prevedono di studiare l’utilizzo di questa serra anche in altri ambienti estremi, come l’Antartide, e in alta quota, per simulare alcune caratteristiche di Marte come la temperatura, la bassa pressione e minori concentrazioni di ossigeno. Prevedono, inoltre, di poter installare dispositivi analoghi in luoghi del mondo dove altrimenti non si potrebbe coltivare e durante le situazioni di emergenza.

 

2 pensieri riguardo “Marte in una serra: il progetto HortExtreme

  • 30 Novembre 2018 in 18:26
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    articolo molto interessante.
    Mi chiedo se su Marte la serra sperimentale sarebbe alla pressione dell’atmosfera di Marte o superiore.
    Inoltre non mi è chiaro come vengano coltivate le piantine: si dice che la raccolta viene effettuata dopo 15 giorni quando ci sono solo i cotiledoni e poi si parla di area fogliare e altezza delle piante; la stessa foto mostra piantine già sviluppate, non limitatamente ai cotiledoni.

    • 30 Novembre 2018 in 22:30
      Permalink

      Per quanto ho potuto leggere le condizioni nei moduli saranno analoghe a quelle terrestri riguardo la presenza di aria respirabile e la pressione. Per quanto concerne la misurazione dell’area fogliare ha ragione, sarebbe stato più specifico parlare di area dei cotiledoni. Riguardo la foto, purtroppo non sono riuscita a trovarne una al giusto stadio vegetativo senza Copyright, pertanto ho optato per una foto che rappresentasse un esempio di coltura idroponica. Grazie per il messaggio

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