Gruppi sanguigni: cosa sono e a cosa servono

Storicamente, il sangue era considerato come un elisir di forza e giovinezza. Nel XIX secolo James Blundell, un ostetrico inglese, inizió le prime trasfusioni di sangue umano. Egli infatti donò ad una puerpera il sangue del proprio marito. Tuttavia, queste trasfusioni non sempre andavano a buon fine ed invece di migliorare la situazione, la peggioravano!

Gli studi di Karl

 

Solo agli inizi del 1900 si scoprì il motivo per cui alcune di queste trasfusioni creavano reazioni infauste. Infatti, un biologo austriaco, fece diversi esperimenti a riguardo. Mettendo in contatto il sangue di un paziente con quello di altri pazienti, notò che solo in alcuni casi si formava un aggregato. Con i suoi studi dimostrò quindi che non si trattasse di una malattia ma di una semplice reazione fisiologica e con questa linea di ricerca descrisse i gruppi sanguigni. L’importanza di questa scoperta fu tale da rendergli un premio Nobel per la medicina nel 1930.

Cosa sono i gruppi sanguigni?

Il sistema AB0 è uno dei più conosciuti. A definire il gruppo sanguigno sarà un antigene, una molecola presente sul globulo rosso. Questa può essere di varia natura ed in questo caso, per il sistema AB0, l’antigene è un glicano. Esso è costituito da N-acetilgalattosamina e galattosio al quale verrà aggiunto un ulteriore zucchero, il fucosio, costituendo l’antigene H. A seconda se si avrà l’aggiunta di  un quarto componente o meno, distingueremo 4 gruppi diversi: A, B, AB, 0.

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Nel gruppo 0 non avremo aggiunta di ulteriori zuccheri. Nel gruppo A avremo aggiunta di  N-acetilgalattosamina e nel gruppo B avremo l’aggiunta di un ulteriore molecola di galattosio. Infine nel gruppo AB avremo l’aggiunta combinata di galattosio ed N-acetilgalattosamina.

Ma chi aggiunge questi mattoni?

La differenza nella composizione di questi antigeni eritrocitari è data da enzimi che operano queste aggiunte sull’antigene H. Geneticamente, ognuno di noi avrà i geni per alcuni enzimi piuttosto che altri. I due casi particolari sono per il gruppo AB e 0. Infatti il primo ha entrambi gli enzimi mentre il secondo non ne ha nessuno. Il gruppo AB è dovuto ad una co-dominanza dei geni per l’enzima A e B mentre il gruppo 0 è dovuto alla presenza di entrambi gli alleli recessivi.

La cosa più importante

In funzione della presenza o assenza di alcuni antigeni, nel siero si avranno anticorpi anti-A o anti-B.

Un altro sistema importante è il sistema Rh o fattore Rhesus. Esso comprende una serie di antigeni proteici tra cui l’antigene D, il più rilevante. Gli individui che lo presentano sono Rh+ e non hanno anticorpi per questo, viceversa si parla di individui Rh-. Da ciò scaturisce la nomenclatura del gruppo sanguigno proprio poiché al tipo AB0 si aggiunge un + o – per il sistema Rh.

Nell’immagine successiva riassumiamo la situazione.  Rispetto a queste diverse condizioni si definiscono i potenziali donatori.

Per concludere ricordiamo che il sistema Rh è fondamentale per la compatibilità sanguigna soprattutto in gravidanza. Una mamma Rh- che produce anticorpi anti-Rh dopo il primo parto di un feto Rh+, dev’essere monitorata clinicamente nella seconda gravidanza. Infatti se il prossimo nascituro sarà Rh+ può scaturirsi la Malattia Emolitica Neonatale. Gli anticorpi anti-Rh della madre scaturirebbero una reazione di ipersensibilità verso i globuli rossi del neonato.

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