Plasticenta: pericolo plastica nella placenta umana

E’ ormai ben noto quanto l’inquinamento da plastica sia invasivo ed ,infatti, questo tipo di inquinamento non riguarda solo il nostro pianeta, ma bensì ognuno di noi.
Per questo motivo ho deciso di parlavi di un argomento attuale che evidenzia la gravità della situazione e, in particolare, dà modo di pensare alle ripercussioni sulla salute umana: la presenza di frammenti di plastica nella placenta umana.

Quali sono le funzioni della placenta?

La placenta è un annesso fetale proprio dei mammiferi che si forma nell’utero durante la gravidanza. La sua funzione è molto importante, in quanto ha la capacità di stabilire dei rapporti tra madre e feto.
Questi rapporti si creano grazie ai vasi sanguigni, attraverso i quali il feto riceve dal sangue materno tutte le sostanze necessarie per il suo accrescimento (principi nutritivi, ormoni, ossigeno) e vi rilascia anidride carbonica e altri prodotti di scarto.
La placenta ha anche un’importantissima funzione endocrina ed infatti è in grado di sintetizzare ormoni necessari alla regolazione delle attività metaboliche fetali.
Capiamo bene, quindi, l’importanza di questo organo deciduo (tantoché parlare di una sola funzione è riduttivo).
Ecco perché è preferibile parlare di molteplici funzioni della placenta, in quanto per il nascituro fungerà da:

  • Polmone (fornisce ossigeno al feto e allontana l’anidride carbonica);
  • Rene (depura e regola i liquidi corporei del feto);
  • Apparato digerente (procura e fornisce nutrienti);
  • Sistema immunitario (consente il passaggio degli anticorpi per endocitosi);
  • Barriera protettiva (impedisce il passaggio di molte sostanze dannose.
Le funzioni della placenta [1]

Dopo questa piccola introduzione sulla placenta torniamo a noi e parliamo dell’emergenza plastica. Più nel dettaglio, vorrei parlarvi di questa nuova e direi spaventosa evidenza di microplastiche nella placenta umana.

Cosa sono le microplastiche?

Nel secolo scorso la produzione globale di plastica ha toccato i 320 milioni di tonnellate all’anno e oltre il 40% di essa è utilizzata come imballaggio monouso. La degradazione della plastica porta alla formazione di particelle piccolissime: le microplastiche.
Le microplastiche sono, quindi, particelle inferiori a cinque millimetri derivanti dalla degradazione degli oggetti di plastica presenti nell’ambiente.
La degradazione della plastica avviene per via di fenomeni atmosferici e di batteri. Questo fenomeno è particolarmente pericoloso, basti pensare che la maggior parte dei fondali marini è ricoperta da plastica derivante dai rifiuti abbandonati sulle coste e in mare.
Le microplastiche non si formano solo dalla frammentazione di pezzi di plastica, ma sono anche prodotte per usi commerciali (ci sono diverse segnalazioni di microplastiche nel cibo, nel sale marino e nell’acqua potabile).

Plasticenta: frammenti di plastica nella placenta

Un recentissimo studio [2] ha evidenziato diversi frammenti di plastica nella placenta umana. Come detto precedentemente, la placenta regola finemente l’ambiente fetale e la presenza di microplastiche potrebbe danneggiare la sua delicata e importantissima funzione.

Lo studio è stato effettuato selezionando sei pazienti gravide sane e con parto vaginale. A queste donne è stato chiesto anche di compilare un questionario per indicare il consumo di cibo e l’uso di dentifrici e cosmetici contenenti microplastiche o polimeri sintetici.
Dopo la nascita, la placenta è stata posizionata su un contenitore metallico e sezionata in porzioni prelevate dal lato materno, dal lato fetale e dalle membrane corioamniontiche. Tutti i campioni sono stati resi anonimi, etichettati con codici numerici e conservati in bottiglie di vetro con coperchi metallici a -20°C.
Dopodiché, le sezioni di placenta sono state sottoposte ad una procedura di digestione, attraverso diverse soluzioni, e i digeriti sono stati filtrati attraverso delle membrane.

Cosa è emerso da questo studio?

L’analisi dei campioni di placenta è avvenuta attraverso la microscopia Raman; un particolare microscopio che dà risposte in tempi brevi.
Da questa analisi è emersa la presenza di pigmenti in quattro delle sei placente prese in esame. Questi pigmenti sono utilizzati per colorare moltissimi prodotti in plastica e non solo!

Vediamo insieme alcuni esempi di pigmenti trovati nelle placente esaminate:

  • Pigmenti di ossido di ferro giallo: utilizzato per una serie di polimeri (plastiche e gomme) e un’ampia varietà di cosmetici;
  • Ftalocianina: presente negli smalti per unghie e utilizzata per la colorazione di materiale plastico;
  • Violanthrone: noto anche come diabenzathrone, utilizzato soprattutto per la tintura tessile, prodotti di rivestimento, adesivi, fragranze e deodoranti per l’aria;
  • Ultramarine Blu: applicato principalmente nei cosmetici (rossetto, mascara, ombretto…).

Da notare che sono state analizzate piccole porzioni di placenta! Questo fa pensare molto, in quanto si ipotizza che se fossero state analizzate intere placente il numero delle microplastiche presenti sarebbe stato molto più alto.

Inoltre, le dimensione di queste microplastiche variano da 10 a 5 μm. Questi valori sono compatibili con un possibile trasporto per flusso sanguigno.

Conclusione

Questo studio vuole essere un campanello d’allarme per l’esposizione umana alle microplastiche.
La placenta ha un ruolo cruciale nel supportare lo sviluppo del feto e nell’agire come interfaccia tra quest’ultimo e l’ambiente esterno. Di conseguenza, la presenza di particelle di plastica esogene e potenzialmente dannose è motivo di grande preoccupazione.
Devono essere effettuati ulteriori studi per valutare se la presenza di microplastiche nella placenta umana possa:

  1. Innescare risposte immunitarie;
  2. Rilasciare contaminanti tossici dannosi per la gravidanza.

Voi cosa ne pensate? Credete che saremo in grado, un giorno, di risolvere questo drammatico problema dell’inquinamento da plastica?

Fonti

[1] The Placenta: The Fetal Life Support System – HRB MBCTNI | Health Research Board Mother & Baby Clinical Trials Network (hrb-mbctni.ie)

[2] A. Ragusa et al., “Plasticenta: First evidence of microplastics in human placentahttps://doi.org/10.1016/j.envint.2020.106274