Farmaci e omeopatia: cosa dice la scienza?

Farmaci o omeopatia, questo è il dilemma. Negli ultimi tempi, le tesi che hanno dato enorme credito a teorie considerate poco attendibili dalla comunità scientifica sono cresciute a dismisura. I vaccini sono stati tacciati per la loro presunta capacità di causare l’autismo. La teoria della terra piatta ha riscosso migliaia di sostenitori, alla faccia di Magellano. E, infine, le teorie omeopatiche hanno cercato di prendere il posto della farmacologia.

Proprio su quest’ultimo argomento si è molto dibattuto negli ultimi mesi. Le fazioni che si sono venute a creare sono diametralmente opposte: chi ritiene che l’omeopatia debba avere la dignità riservata alle discipline scientifiche e chi no.

Ma la scienza cosa ne pensa?

Dalle origini ad oggi

L’omeopatia ha origini antiche, ma nemmeno troppo. La prima teoria a riguardo, infatti, risale al 1810, anno in cui i principi omeopatici vennero spiegati nell’opera principale di Samuel Hahnemann, l’Organon der Heilkunst. Hahnemann era un medico tedesco, che visse in un periodo in cui la mancanza di praticità e l’inerzia delle tecniche mediche in Germania, gli permisero di far nascere una nuova disciplina, alternativa alla medicina tradizionale.

medicina alternativa

L’omeopatia si basa sul concetto che diluizioni seriali di un principio attivo possano avere lo stesso effetto terapeutico (o un effetto maggiore) del principio attivo non diluito. Oltre alle diluizioni, un altro processo fondamentale di questa disciplina sono le dinamizzazioni. “Dinamizzare” significa agitare ripetutamente un composto, in modo che il principio attivo possa liberare al meglio la sua essenza. 

In quest’ottica, ad oggi, le diluizioni hahnemanniane di maggior utilizzo sono:

  • il rapporto 1:10 (diluizione decimale, DH)
  • il rapporto 1:100 (diluizione centesimale, CH)
  • la 50 millesimale (LM)

Le prove scientifiche

Dal punto di vista scientifico, tuttavia, è stato dimostrato che oltre le 12 CH non vi è più alcuna evidenza della sostanza di base nella diluizione. Di fatto, quindi, assumere un farmaco omeopatico equivarrebbe a prendere della semplicissima acqua. Ma allora perché, in taluni casi, l’omeopatia sembra risolvere veramente alcuni problemi? Molto si pensa possa fare l’effetto placebo, cioè quell’effetto visibile in pazienti convinti di aver preso un farmaco, ma che in realtà non lo hanno assunto. Il miglioramento in questi casi, infatti, è dato dalle aspettative positive del paziente più che da tutto il resto.

Le nostre conclusioni

Globuli omeopatia

Dal momento che, per ora, non si è giunti a nessuna evidenza scientifica riguardo gli effetti farmacologici dei preparati omeopatici, crediamo che questi siano da considerare al pari di acqua zuccherata. Tuttavia siamo persone di scienza e, come tali, sempre pronti a rivedere le nostre certezze in caso di nuove evidenze scientifiche. Forse in futuro, forse mai.

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3 pensieri riguardo “Farmaci e omeopatia: cosa dice la scienza?

  • 12 Novembre 2018 in 16:11
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    l’omeopatia non ha fondamento nella scienza né nel buon senso. I molti casi riportati (da chi sostiene le ragioni dell’omeopatia) di risultati positivi non provano nulla. In perfetta buonafede un medico omeopata praticante ci racconterà tutti i casi positivi che ha riscontrato, ma non ci dirà quanti altri casi ha avuto nello stesso tempo con esito negativo o nullo.
    Poiché né i pazienti, né le malattie, sono entità costanti solo una elaborazione statistica di un esperimento in doppio cieco può dire se c’è un effetto distinguibile dal caso oppure no.
    I farmaci della medicina, se sono in vendita, è perché hanno passato un tale tipo di test e pertanto se ne può dire che hanno una efficacia scientificamente provata. In altre circostanze no.

  • 12 Novembre 2018 in 16:16
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    Aggiungo che ci sono alcuni errori di battitura: alla fine del secondo rigo “tarchiati” forse era “tacciati”.
    Nel primo rigo del secondo capoverso “faide” forse era “fazioni”.

    • 12 Novembre 2018 in 16:24
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      Ha perfettamente ragione. Grazie per la segnalazione.

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