CRISPR-Cas9 nella cura dei tumori

Ricordi CRISPR-Cas9? Ne abbiamo già parlato in un articolo precedente. Per chi non se lo ricordasse, CRISPR è una tecnica di editing genetico che consente di modificare con grande precisione il DNA. Ciò è possibile grazie alla guida di RNA collegata all’enzima Cas9 che riconosce una piccola sequenza di nucleotidi (PAM) di un acido nucleico e dice a Cas9 dove tagliare la molecola.

Le applicazioni di questa tecnologia sono varie: si va dall’agricoltura, all’alimentazione, dall’allevamento, alle scienze della vita.

La tecnologia CRISPR può essere impiegata nella cura dei tumori?

Sono stati condotti studi importanti sull’utilizzo del complesso CRISPR/Cas9 nelle terapie oncologiche per cercare di risolvere alcuni problemi. Una delle problematiche della chemioterapia, infatti, è la capacità delle cellule tumorali di rigettare i farmaci. Come? Le cellule presentano il gene NRF2, protagonista nella sintesi di una proteina che, a sua volta, attiva circa duecento geni. Tra questi ultimi, ce n’è uno che permette alla cellula tumorale di proteggersi rigettando sostanze estranee e, tra queste, i farmaci chemioterapici.
Inoltre, studi condotti in vitro affermano anche che il gene NRF2 influenza la proliferazione delle cellule tumorali: in particolare, la crescita del tumore rallenta quando l’attività di NRF2 diminuisce, mentre quando questo gene lavora meno intensamente, le cellule malate risultano più sensibili ai chemioterapici.

Inattivando il gene NRF2 con CRISPR, quindi, si potrebbe aumentare l’efficacia delle terapie oncologiche.

Gli altri punti deboli delle cellule tumorali

Il Wellcome Sanger Institute di Cambridge (un istituto di ricerca genetica e genomica) ha condotto uno studio che aveva lo scopo di scoprire i punti deboli delle cellule tumorali, ovvero i geni fondamentali nella sopravvivenza e nello sviluppo di queste cellule, così da studiare farmaci mirati.

Ma come si fa a capire quali sono? Gli scienziati dell’istituto britannico hanno fatto esperimenti di knock-out genico. Vi starete chiedendo: cos’è questa cosa dal nome particolare? Il knock-out genico è una tecnica che consiste nell’inattivazione dei vari geni che compongono il genoma delle cellule malate. Ciò è possibile grazie alla precisione con cui CRISPR/Cas9 lavora. Se “spegnendo” un gene la cellula fatica a sopravvivere, allora si può dire di aver trovato un punto debole del tumore, quindi, un potenziale bersaglio per le terapie.

I risultati dello studio sono stati pubblicati nel 2019 e rivelano 600 possibili target a fini terapeutici. Naturalmente, questi seicento punti deboli sono tali solo per le cellule malate e non per quelle sane. Di conseguenza, la potenziale terapia, sarà mirata e non danneggerà indistintamente tutte le cellule dell’organismo.

È possibile applicare lo stesso principio alle cellule immunitarie?

Assolutamente si. Sono già stati sviluppati, infatti, diversi piani d’attacco che hanno avuto successo in alcuni tipi di leucemie e di linfomi. Questi piani si basano sulla modificazione dei linfociti T che, una volta prelevati dal paziente, vengono riprogrammati cosicché presentino sulla membrana un recettore specifico, chiamato CAR, capace di riconoscere e uccidere le cellule tumorali. In questo modo si potenzia la risposta immunitaria dell’organismo.

La strada da fare è ancora lunga, ma le potenzialità della tecnologia CRISPR/Cas9 sono ben note e i futuri sviluppi sono alle porte.

Fonti: