Cervelli in fuga: alla ricerca dei ricercatori

Un tema tanto caldo quanto sempre troppo poco sentito è quello dei cervelli in fuga. Biologi, chimici, medici, ingegneri e chi più ne ha più ne metta ogni anno lasciano il nostro paese e vanno a cercare fortuna in altri paesi. Ma perché succede? I motivi sono tanti.

La ricerca bistrattata

La ricerca è, da sempre, in Italia, un campo molto bistrattato. Spesso, purtroppo, non ci si rende conto di quanto sia importante la ricerca in campo scientifico e di quanto investire su di essa potrebbe portare giovamento a tutti. Un Paese che investe nella ricerca, infatti, è un Paese che crede nei propri giovani, nei propri ricercatori e nel futuro. Ricerca scientifica significa cercare di capire come funziona il mondo attorno a noi e, spesso, come funziona il nostro corpo. Come potrebbe questo essere di poca importanza? È forse poco importante capire i meccanismi di una malattia e cercare di contrastarli? O è insignificante trovare una soluzione all’uso delle varie plastiche che, piano piano, stanno inquinando il nostro pianeta, distruggendolo?

ricerca

Eppure alla ricerca vengono destinati sempre meno fondi: di governo in governo, di anno in anno, la ricerca scende sempre più nella scala delle priorità del nostro Paese. La ricerca non serve o, perlomeno, è meno importante di molti altri temi.

Ricercatori in fuga

In Italia i ricercatori sono di due tipi: coloro che lavorano nel settore pubblico e coloro che operano nel settore privato. I primi sono dottorandi, post-doc, ricercatori e professori, tutti impiegati nelle varie università pubbliche sparse per l’Italia. I secondi sono ricercatori che lavorano negli istituti privati e, per questo, finanziati da donazioni private. Dei due, i primi sono spesso sfruttati e sottopagati, sovente privi di mezzi adeguati, pur avendo idee spesso brillanti; i secondi, invece, si ritrovano spesso sottomessi alle logiche meramente economiche che regolano quei settori in cui qualsiasi decisione può determinare costi enormi.

La soluzione? Lasciare l’Italia, per andare in qualche paese europeo in cui il valore del lavoro del ricercatore sia realmente riconosciuto. Germania, Francia e Regno Unito sono tra i primi 10 paesi al mondo per investimenti nella ricerca (dati 2015).

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